god from the machine

Simone Caruso, a cura di canecapovolto

“La verità, mentre la tenevamo, venne svuotata di realtà. Li attendevamo sul terreno della verità: ristrutturarono il mondo togliendo alla verità il suo sostegno. Ci resero paranoici ed insensati mentre ancora tenevamo il vero – ah, come illudemmo noi stessi, ciechi neonati in un mondo in mostruosa trasformazione”.

(Toni Negri, Arte e multitudo)

Realtà e verità sono oggi da considerarsi definitivamente separate. Non si tratta neanche di trovare una via per ridare alla realtà un “aggancio”, affinché la sua stessa auto-rappresentazione si compiaccia di un ritrovato significato. È la nostra stessa osservazione che ne ha modificato radicalmente la natura, e la nostra osservazione non è più un punto di vista “naturale”, ma piuttosto uno sguardo ateologico dove un dispositivo di apparati tecnici si è sostituito al processo di antropizzazione del mondo.

La realtà attraverso la rappresentazione tecnica di se stessa si auto-genera e diventa essa stessa verità, una verità che non ci appartiene e che fatichiamo a riconoscere. In questo processo di sovrapposizione fra segno e significato si smarrisce ogni dualismo: bene-male, luce-tenebre, onda-particella, vero-falso, il Sé-gli altri. La nostra percezione della realtà ha smarrito i riferimenti di continuità e fluidità non perché abbiamo perso ogni capacità di interpretazione ma perché essa stessa si è spontaneamente parcellizzata, o, forse ancora meglio, cominciamo a intuire, e per certi versi a dimostrare, la verità sulla natura della realtà stessa.

La solidità della materia si è parcellizzata – né fluida né lineare – ci lascia inermi davanti all’abisso del vuoto che si spalanca tra gli elementi puntuali. Allo stesso modo della materia la nostra visione del mondo è puntuale, le nostre relazioni sono puntuali. Il nostro orizzonte è nei nodi di una rete, sigliamo amicizie con un bit-like. L’idea di continuità dello spazio-tempo nei macrosistemi entra in conflitto con uno spazio-tempo granulare a livello di microsistemi.

Indagine scientifica, innovazione tecnologica, teoria dell’informazione e ricerca artistica, strettamente correlate tre loro, ridefiniscono costantemente il nostro modo di stare al mondo, di correlarci tra esseri umani e di ampliare la nostra percezione della realtà. Imporre una separazione tra i “settori di ricerca” è una precisa strategia del capitale economico al fine di controllarne i processi di avanzamento, di illudere sulla velocità delle mutazioni, di produrre vantaggi competitivi tutti interni al capitale, di affermare la propria verità. Si tratta di un processo che mentre auto-genera capitale, nella divisione tra tecnica e umanesimo, riproduce un modello di crisi diffusa e permanente.

Ricucire queste faglie significa costruire un percorso di ricerca verso un umanesimo tecnologico che risponda alle crisi diffuse dei sistemi separati. Il lavoro di Simone Caruso è un esempio coerente di questo percorso.

Dice Simone Caruso: “Le immagini non sono più quell’insieme di segni e simboli che denotano il reale (qualcosa nel mondo là fuori) ma diventano esse stesse il reale per mezzo di un’azione sempre più inclusiva dell’uomo in esse. Un reale sempre più traslato nella sua rappresentazione, vanificato nel segno, dove il segno non rimanda più al reale ma sempre a se stesso. Vista da questa prospettiva, l’umanità appare come un insieme di individui ciechi impegnati nella costruzione di un grande idolo, un gigantesco agnello d’oro da poter idolatrare.”

Poteva sembrare il nulla, invece era il tutto.

canecapovolto

 

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